Vallanzasca
Premetto che sono un grande fan dei "poliziotteschi all'italiana" che tanto erano in voga negli anni '70-'80. Sono un cultore di Maurizio Merli e Tomas Milian, voglio un gran bene a Di Leo, Lenzi, Bava, Caiano etc.
Ecco perchè ero molto ansioso di poter vedere sul grande schermo la vita di Renato Vallanzasca: il bel Renè è un personaggio molto controverso che ha fatto parlare di sè per molto tempo, forse il più famoso bandito del dopoguerra.
E'toccato a Michele Placido (già regista di Romanzo Criminale) realizzare la pellicola. Guardando il film si sentono un po'gli echi e lo stile utilizzato per girare Romanzo Criminale e questo non è, necessariamente, un male.
La sceneggiatura è, a parer mio, ben costruita, la storia è narrativamente interessante. Per quanto riguarda la regia la definirei discreta, Placido ha fatto un buon lavoro anche se non al livello dei mostri sacri del genere.
Il film soffre di alcuni difetti, è un po'lunghetto e a volte vuole essere forzatamente sopra le righe, alcuni personaggi (come quello interpretato da Filippo Timi) a volte sono fastidiosi poichè interpretati in maniera "schizofrenica". Qualche scena di violenza gratuita poteva anche essere girata in maniera più soft, ad esempio quando Renato si taglia il torace in carcere.
Kim Rossi Stuart merita parecchi applausi poichè ha messo in scena un Renato Vallanzasca molto credibile, dimostrando ai propri detrattori una maturità artistica ormai consolidata.
Globalmente è un buon film che però non riesce a elevarsi al ruolo di capolavoro o comunque di "gran" film, comunque un prodotto che si posiziona oltre la media italiana.
Per quanto riguarda alcune polemiche sul fatto che la pellicola possa essere un'apologia della vita delinquenziale siamo alle solite, mi sembra di sentire le solite chiacchiere sui film horror diseducativi o sulla musica metal che incita al satanismo. Placido ha voluto dare un volto umano a Vallanzasca, mettendo sullo schermo un personaggio ambivalente e controverso, come nella realtà.
Non penso comunque che servisse un finale più scontato con il classico "i cattivi perdono e i buoni vincono" per far capire che le scelte di vita di Renato sono comunque sbagliate, non sarà certo un film a "creare" piccoli gangster. Tutto sta nella capacità dello spettatore di decostruire e comprendere il messaggio. Il semplice telegiornale e i fatti di cronaca bastano e avanzano a mettere cattive idee in alcune menti, mi sembra vetusto prendersela sempre con il cinema.
In ogni caso un film per stomaci (abbastanza) forti, con buon ritmo e un discreto cast. Da vedere.
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